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    BUON PROPOSITO

    Odio discutere per lavoro.

    Odio il fatto che questo ci faccia innervosire e interferisca con noi.

    Stavolta me lo impongo sul serio: basta discussioni su ordini, date, e materiali.

    Basta.

    VIAGGIARE PARTIRE

    Il mal di testa mi attanaglia ormai per il terzo giorno consecutivo.

    Succede sempre così prima di una partenza, o di un evento che mi porta un po’ via la testa.

    Che la testa si ribella e vuole farsi sentire. E pulsa, come avessi un chiodo nel cervello, sempre dalla stessa parte, la sinistra.

    Ormai sono una drogata di Novalgina, quasi assuefatta.

     

    Ultimi preparativi prima della partenza. Questa settimana è la più pregna da un paio di mesi a questa parte. Ho il tempo compresso,

    i minuti contati, e da fare cose infinite, che si spintonano per starci tutte nel poco spazio che ho a disposizione.

     

    Silvia domani ci lascia: ha trovato un posto migliore dove andare a lavorare. Da lei mai e poi mai me lo sarei aspettata, ma sono contenta.

    37 anni di donna, ed un uomo solo: Babbo Natale.

    Speriamo che il nuovo posto le porti non solo soddisfazioni lavorative ed economiche, ma anche appagamento suino. Le ci vuole.

     

    Non è per niente come avevi immaginato. Proprio per un cazzo. Ma ti piace.

    IL MOMENTO GIUSTO

    C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
    un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
    Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
    un tempo per demolire e un tempo per costruire.
    Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
    un tempo per gemere e un tempo per ballare.
    Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
    un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
    Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
    un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
    Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
    un tempo per tacere e un tempo per parlare.
    Un tempo per amare e un tempo per odiare,
    un tempo per la guerra e un tempo per la pace (Qo 3,2-8)

     

     

    Un po’ come quando sei in macchina di ritorno da una cena con gente che stai imparando piano piano a conoscere e vuoi mettere un po’ di musica: prendi la custodia che sta lì nella portiera, ed estrai il primo cd che capita.

    C’è scritto “tranquilla” con una scrittura che non riconosci.

    Lo metti su e parte Nek.

    La mano di fianco a te inizia a schiacciare su forward in continuazione, poi eject.

    Ti dispiace se lo butto? - Apre il finestrino – la macchina in corsa – e getta il cd.

    Scusa, me n’ero dimenticato – ti dice, mentre le sue labbra mangiano le tue.

     

     … un tempo per serbare e un tempo per buttar via

    LE PARABOLE DEL REGNO

    <<Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,

    senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare,

    così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato

    ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata>> (Is 55, 10-11)

     

    <<(…) Ecco, il seminatore uscì a seminare. E mentre seminava, una parte del seme cadde sulla strada

    e vennero gli uccelli e la divorarono. Un’altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c’era molta terra;

    subito, germogliò, perché il terreno non era profondo. Ma, spuntato il sole, restò bruciata e non avendo

    radici si seccò. Un’altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde

    sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta.

    (…) Quello che è stato seminato nel terreno sassoso è l’uomo che ascolta la parola e subito l’accoglie
    con gioia, ma non ha radice in sé ed è incostante, sicché appena giunge una tribolazione o persecuzione
    a causa della parola, egli ne resta scandalizzato. Quello seminato tra le spine è colui che ascolta la parola,
    ma la preoccupazione del mondo e l’inganno della ricchezza  soffocano la parola ed essa non dà frutto.
    Quello seminato nella terra buona è colui che ascolta la parola e la comprende: questi dà frutto
    e produce ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta.>> (Mt 13, 1 – 23)
     
      

    LASCIATI

    nel greto della nostra intimità a volte le parole si prosciugano e il fiato non ha via d'uscita
    momenti che si perdono così un libro aperto quando viene il buio e noi colpevoli di troppo aridità
    lasciati guardare un po' più a fondo - finché si può  senti come tremo perché sento
    che tutto finisce qui lasciati guardare un po' più a fondo - finché si può un ultimo saluto al nostro tempo e tutto finisce qui
    è inutile comprendere perché a volte i pensieri si confondono e mischiano speranze e realtà
    segnali che si perdono così un radar pronto quando chiude il cielo e noi colpevoli di troppa oscurità
    lasciati guardare un po' più a fondo - finché si può senti come tremo perché sento che tutto finisce qui lasciati guardare un po' più a fondo - finché si può tienimi la mano perché sento
    che tutto finisce qui
    nel letto della nostra intimità a volte le parole si prosciugano… lasciati guardare un po' più a fondo - finché si può senti come tremo perché sento che tutto finisce qui lasciati guardare un po' più a fondo - finché si può un ultimo saluto al nostro tempo e tutto finisce qui lasciati guardare un po' più a fondo senti come tremo perché sento che tutto finisce qui lasciati guardare un po' più a fondo tienimi la mano perché sento che tutto finisce qui
    che tutto finisce qui
     
    Subsonica - Lasciati (da Microchip Emozionale)
     
     
     

    LA RAGAZZA CON LA VALIGIA

    Chi mi conosce lo sa: posso essere tanto loquace quanto silenziosa e solitaria.

    È un periodo che non trovo le parole (il Liga direbbe che ho perso le parole), nonostante gli accaduti e i pensieri si accavallino uno sull’altro, e si spingano – gomiti all’infuori – per emergere sulla punta delle labbra (o delle dita, vedetela come volete).

     

    È iniziato un nuovo viaggio.

     

    Strade che si lasciano guidare forte, poche parole, piogge calde e buio, tergicristalli e curve da drizzare
    Strade che si lasciano dimenticare